ANTIPROLIFERAZIONE

Un aspetto importante da considerare nelle valutazioni dell’energia nucleare, è quello relativo all’utilizzo militare del materiale fissile. Come noto alcuni degli isotopi (sottolineiamo: “alcuni isotopi”) dell’Uranio e del Plutonio sono stati e vengono tuttora impiegati, quali componenti fondamentali delle armi nucleari, sia a fissione che a fusione. E’ necessario allora capire se e come questi isotopi possono essere prodotti e/o estratti dal ciclo del combustibile dei reattori civili.

Queste analisi costituiscono il cuore del processo di controllo della proliferazione nucleare, che possiamo definire come il complesso di attività volte all’impedimento o limitazione della possibilità di sviluppo di armi nucleari, da parte dei paesi che non hanno un arsenale nucleare, o parimenti della possibilità che avvengano trasferimenti non autorizzati di materiali o tecnologie allo stesso scopo.

In pratica stiamo parlando del tentativo, avviato negli anni 60 da parte delle potenze nucleari, di porre un limite alla diffusione di armi nucleari. Esistono due tipi di proliferazione: una proliferazione verticale, ovvero l’accumulo di esplosivi nucleari da parte dei paesi già in possesso di un arsenale nucleare ed uno orizzontale, che invece riguarda la diffusione di tali ordigni verso paesi che ancora ne sono privi. Ci occupiamo di quest’ultimo caso, estendendolo al caso in cui gli attori non siano solo paesi ma anche a organizzazioni non governative (in pratica, gruppi paramilitari o terroristici).

Trattato di Non-Proliferazione

Il processo anti-proliferazione è stato creato nell’ambito di un trattato internazionale (TNP), a cui sono stati chiamati a conformarsi tutti i governi del mondo. Ovviamente non tutti hanno aderito, fra cui (ovviamente) i paesi che in seguito hanno effettivamente portato avanti un programma nucleare militare.

Il trattato TNP prevede un serie di misure di sicurezza di tipo non tecnologico, vale a dire attività di analisi e verifica del rispetto di quanto previsto dal Trattato. Ad esempio prevede ispezioni on-site presso le installazioni di produzione del combustibile o dei reattori nucleari, per verificare che non possano essere effettuate attività di “diversione” del fissile (con questo termine si intende l’utilizzo del fissile per scopi militari). Tuttavia è necessario chiarire meglio quali siano le reali possibilità di utilizzo improprio del fissile impiegato nei reattori civili.

Fissili ad uso militare

Ricordiamo intanto che gli unici isotopi utilizzati per scopi militari sono l’isotopo 239 del Plutonio e l’isotopo 235 dell’Uranio (anche se teoricamente altri fissili potrebbero essere usati). Solo U-235 è disponibile in natura, in una bassa percentuale (circa il 7 per mille, il resto è Uranio 238). Per l’utilizzo a fini bellici, l’isotopo U-235 deve invece essere usato in percentuali molto elevate, tipicamente oltre il 90%. Il Plutonio deve invece essere creato, tipicamente fertilizzando U-238 con irraggiamento neutronico. Anche in questo caso la percentuale dell’isotopo deve essere elevata. Come termine di confronto, nei reattori convenzionali l’arricchimento iniziale dell’uranio nell’isotopo U-235, è dal 3 al 5% circa.

Isotopi “weapon-grade”

Un aspetto molto importante, che ovviamente viene sempre deliberatamente ignorato da chi usa in modo strumentale l’argomento, è il seguente. Per essere usati a scopo bellico i due isotopi citati devono essere depurati da altri isotopi (esempio U-232 e PU-240) che vengono a loro volta prodotti nei reattori. Questi isotopi devono essere presenti in tassi molto ridotti, altrimenti compromettono la possibilità di impiego dell’ordigno. La separazione isotopica di questi elementi può essere estremamente complessa, quindi per l’utilizzo bellico si preferisce creare l’U-235 per arricchimento oppure il plutonio in appositi reattori (detti appunto plutonigeni).

Nei reattori civili ed in particolare nei reattori ad acqua leggera (PWR o BWR), il plutonio viene prodotto in quantità notevole, ma è massicciamente “contaminato” dagli isotopi come il 240, che ne rendono poco appetibile la diversione ad uso militare.

Sono infatti allo studio svariate iniziative per rendere ancora meno probabile l’attività di diversione dei fissili “weapon-grade”, utilizzando proprio l’aggiunta di isotopi quali Pu-238, Pu-240 e Pu-242 nella composizione iniziale del combustibile.

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